2008-05-18

storia (infame) di un progetto

Quando, nel 2005, si cominciò a parlare di un portatile pensato per i paesi poveri, dal costo di soli $100 (One Laptop per Child), pensai entusiasta di scriverne sul mio blog di allora.

Allora come adesso, non riuscii a "stare sul pezzo": rimasto per troppo tempo tra le Bozze, non ne feci più niente.
Fu un bene.

Adesso trovo su Zeus News una interessante cronistoria del progetto, che mi sembra utile riproporre.

Nelle intenzioni iniziali, il One Laptop Per Child (Olpc) sarebbe stato alieno dalle strategie di marketing, avrebbe avuto una manovella per ovviare alla mancanza di corrente elettrica e avrebbe montato il sistema operativo libero Linux.
Per strada, però, aveva perso la manovella ed era stato costretto a dotarsi di hardware migliore per sostenere il sistema.
Le multinazionali prima ridicolizzavano Olpc, poi fiutarono l'affare: sul mercato si affacciarono i primi progetti rivali, mentre le nazioni del terzo mondo non dimostravano poi grande interesse.
Addirittura
Intel aveva abbandonato il progetto, alleandosi con Microsoft per sviluppare Classmate, un computer portatile analogo.
Solo nel 2007 la fondazione Olpc potè finalmente avviare la produzione. Alcuni Stati come l'Uruguay, il Perù e il Messico hanno iniziarono a ordinarne degli esemplari, mentre altri come la Nigeria e la Libia preferirono soluzioni della concorrenza. Stati come il Brasile si organizzarono autonomamente, mentre l'India definì Olpc "pedagogicamente sospetto".
Nonostante le
mille difficoltà, tra cui il una tastiera coperta da brevetto, il progetto iniziò a marciare; intanto le defezioni continuavano e apparivano anche i primi problemi hardware, sempre per colpa della tastiera.
A sorpresa, infine,
Negroponte, l'ideatore del progetto, tradisce Linux preferendogli Windows e suscitando le preoccupazioni del mondo Open Source.
A questo punto l'accordo con Microsoft è ufficiale.

Un'iniziativa di integrazione e sviluppo mondiale, è finalmente diventata una grande azione di marketing.

Nessun commento: