2008-04-16

un bel diario. di famiglia.

E' cominciata (da un po', ma me ne sono accorto adesso) la quinta serie di Diario di Famiglia, una trasmissione di Rai Tre davvero molto interessante.

Certo, per i temi affrontati (le dinamiche affettive famigliari) e per la competenza dei conduttori (Maria Rita Parsi e un bravissimo Alessandro Cozzi), per una volta liberi dal ruolo stereotipato dello psicologo in televisione.

Ma altri elementi meritano di essere evidenziati.

  • Un utilizzo intelligente del contributo filmato, pensato non come un oggetto autoesplicativo e sufficiente a se stesso, ma come un pre-testo di discussione e confronto.
    Le storie sono molto ben scritte, in modo da illustrare una certa dinamica affettiva senza "chiuderla", ma anzi lasciando aperta la possibilità di differenti interpretazioni da parte del pubblico in sala.
  • Un approccio seriamente orientato al confronto delle interpretazioni e allo sviluppo delle competenze di lettura dei fenomeni relazionali.
    Il filmato viene mostrato a piccoli spezzoni alla volta, al termine di ognuno dei quali comincia una sessione di "discussione guidata".
    E' evidente che gli autori dispongono di una griglia di "lettura preferenziale" della storia raccontata, ma le interpretazioni differenti da parte del pubblico non vengono mai censurate, ma anzi considerate come contributi alla lettura efficace di un fenomeno complesso.
    Non si cerca cioè di trovare la risposta giusta ad un "caso" (come avviene in programmi di tutt'altra lega come "Al posto tuo"), ma di restituire progressivamente la complessità che ogni fenomeno relazionale ha.
Per inciso, l'approccio consulenziale di tipo psicologico consiste proprio in questo: accompagnare il proprio cliente nello sviluppo di modelli progressivamente più complessi di lettura dei fenomeni. Non certo nell'emettere ricette o oracoli.
  • Un prodotto a reale valore aggiunto per chi ne fruisce.
    Chi partecipa al programma può, volendo, ottenere qualcosa in più della sola presenza a video. Può integrare il proprio modo di leggere i fenomeni relazionali con gli spunti provenienti dagli altri partecipanti, e può cominciare a riflettere su quanto la propria "griglia di lettura" dipenda dalla propria storia personale e dagli stereotipi che ha adottato.
Lo spettatore televisivo rimane invece un po' ai margini dei lavori. Bello sarebbe poter inserire i propri commenti su un Forum del sito. Questo, in un periodo in cui un po' di "2.0" non si nega a nessuno, è l'unico limite che trovo. Anzi, se nel frattempo non si fosse dimostrata una bufala, una trasmissione di questo tipo sarebbe stata un ottimo banco di prova per il Digitale Terrestre e la sua sbandierata interattività.

Trasmissione gradevole, insomma, e interessante tentativo di "piegare" un medium chiuso (il film nasce per raccontare una storia, non per esserne uno spunto!) in funzione di un'idea.

Stavolta, la descrizione ufficiale del programma, che parla di un "progetto innovativo", mi trova pienamente d'accordo, e ne consiglio la visione (notturna, ahimè) a tutti.

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