2008-04-30

la sindrome DEAF

...ovvero "Distanza E Animosità tra Formatori"

Ricordo un seminario presso l'ordine degli psicologi, alcuni anni fa, dove presentavamo approcci metodologici e soluzioni tecnologiche per l'e-l.

Fu un'esperienza devastante.

Partiti da questioni assolutamente fondate (come il ruolo degli standard nell'e-l, il rapporto forma/contenuto, ...) si scatenò infine una polemica furibonda su ogni singolo aspetto della presentazione, come se gli stessi relatori fossero stati gli artefici anche della prima generazione FaD (quella "per corrispondenza", per intendersi) e di tutte le nefandezze presenti e future del settore.

La stessa cosa, anni dopo, si è ripetuta davanti a degli insegnanti liceali, partecipanti ad un corso di aggiornamento professionale sull'insegnamento e le nuove tecnologie...

Fatte salve altre motivazioni per il secondo caso (relativamente alla dinamica della committenza del corso, e alla motivazione dei partecipanti), c'è da chiedersi se non vi sia, alla base, una sorta di deformazione professionale legata ad un aspetto spesso implicito del "fare formazione".

Ciascun formatore infatti si è pensato, segretamente, almeno una volta come insegnante. In tale veste, dibattiti scientifici tracimano spesso in guerre per l'ortodossia rispetto a modelli e teorie.

Forse è un fenomeno normale.
Modelli e teorie devono infatti essere "adottate", fatte proprie, per essere usate (lo chiediamo anche ai nostri partecipanti). Difendere queste significa anche difendere parti di se stessi.

Ma forse no.
Ho partecipato in passato a molti corsi ECM in chirurgia (ma questa è davvero un'altra storia...), e ricordo bene l'atmosfera pragmatica in cui si svolgevano. La polemica, quando c'era, era sempre "ad rem" e mai "ad personam" (ma magari sono stato solo fortunato).

Aggiungerei anche la presenza di una sorta di "gelosia" per il proprio mercato, comprensibilissima soprattutto in un momento (ma quanto dura questo "momento"?) in cui lo spazio per i competitor si è ristretto.

E' forse per queste ragioni che, mentre si diffondono grandi iniziative di diffusione della conoscenza, per la formazione questo non succede ancora?

E' per questo che gli interventi ai vari convegni sul tema della formazione somigliano spesso a rassegne, più che confronti?

Anni fa, nell'azienda in cui lavoravo, pensammo che i tempi fossero maturi per questa scelta. Poi, ragioni di opportunità mercantile fecero accantonare l'idea.
Fu un bene? Forse.

Certo perdemmo una grande opportunità.

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