2008-03-20

anzi, basta - e stop.

Ieri ho scritto le mie dimissioni.

Non è stato facile. Nè liberatorio.
Non volendo rinunciare a spiegarne le motivazioni, ho dovuto ripercorrere 4 anni di lavoro (precario, a dispetto della stabilizzazione di cui pure tanto si blatera da me), anni durante i quali ho assistito alla negazione di tutti i principi teorici sull'organizzazione del lavoro e sulla gestione risorse umane.

Ho creduto, negli anni, di poter riuscire a eliminare, poi contenere, infine ignorare, le conseguenze devastanti di una organizzazione policefala.
Ho sperato che venisse premiata, poi accettata, infine almeno tollerata la competenza - o quanto meno l'impegno.
C'ho creduto, perchè in questo avevo bisogno di credere.
Ma non è possibile tenere gli occhi chiusi troppo a lungo.

E devo prendere atto che i giochi delle appartenenze, la logica del compito, la strategia dell'urgenza, e le dinamiche affettive quali uniche leve gestionali hanno vinto.

Non ci sono obiettivi da raggiungere, ogni più piccola azione deve essere sottoposta al vaglio di persone che usano criteri di valutazione idiosincrasici e che non sono a conoscenza (nè vogliono esserlo) delle attività su si viene coinvolti, l'apparato burocratico pretende di mappare puntigliosamente le attività assegnate formalmente nonostante queste siano molto diverse da quelle effettivamente svolte...

E io devo andarmene, perchè mi sono fatto un sacco di nemici tentando di affrontare queste cose, rinunciando a lamentarmene soltanto come altri.
Mi arrendo.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao stefano, ho letto solo adesso questo tuo post...

bravo e coraggioso... intuisco, senza percepirne in pieno la portata, il tuo gesto, coerente e, ripeto, coraggioso.
Sappi che adesso ti si apriranno mille prospettive per il semplice fatto di cercarle.
buona fortuna,
ciao Lapo

Life 1.5 ha detto...

Grazie, caro.
Interessante prospettiva, quella che mi proponi. Io l'ho visto piuttosto come un gesto di esasperazione.
Adesso vedo come (e se) si muovono le cose, poi spero avremo di che raccontarci quando ci vediamo.

un abbraccio