2008-02-17

mnemotecniche

LEPTOTENE, ZIGOTENE, PACHITENE, DIPLOTENE, DIACINESI.
Un leprotto, che saltellando a zigzag, si ferma davanti ad un pacco, che contiene un diploma della DIA.

Le fasi della prima divisione meiotica!
A dire il vero non ricordo più in cosa consistano queste fasi, e non ero certo si trattasse di meiosi o mitosi (ho dovuto cercare su Google), ma i nomi li ricordo ancora perfettamente.

Stavo preparando Biologia Generale, e complice l'ansia del primo esame universitario, quelle fasi non mi entravano proprio in testa. Così provai ad associare questi termini ad una sequenza di immagini assurde. Succedeva 15 anni fa.

Oltre al primo 30 sul libretto universitario, questo episodio testimonia che:

1. il metodo dei loci è uno degli strumenti più antichi e potenti che l'uomo abbia creato per aiutarsi a conservare le proprie conoscenze (l'altro è il libro, naturalmente).

2. ciò che ha reso quelle immagini così persistenti era il loro elevato "valore informativo", proprio il fatto cioè di essere assurde. Nella formazione (ma non solo), non sempre le cose devono avere un senso per essere sensate.
E questo spiega almeno in parte alcune delle contraddizioni (e dell'aleatorietà) di questo settore.

3. la memoria non c'entra niente con l'apprendimento.
Infatti ricordo il nome delle fasi della meiosi, ma non so cosa farmene di questo ricordo (se non scriverci un post!)

4. ciò che "si impara" sembra avere più a che fare con un modello, una "rete" di immagini e significati - spesso espressi in forma di "procedure".

A margine della progettazione didattica per la formazione (e ancor più per l'elearning, direi) non guasterebbe quindi una maggiore considerazione delle modalità di elaborazione delle informazioni: Paivio e Novack su tutti.

Un giorno magari racconterò come ho memorizzato il "ciclo di Kolb" ;-)

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