2008-02-28

prostituzione morale

Nel paesello mediatico di Porta a Porta di parla dei blog come veicoli per la prostituzione. Gli ospiti danno il solito sfoggio di saccente incompetenza, in accordo allo stile saprofita della trasmissione.
Trascrivo solo due passaggi - ma tutto lo spezzone è gustosissimo...

"Si servono dei blog quelli che non riescono ad andare ai reality della tv generalista" (Alessandro Meluzzi).
Cosa che, detta da un prezzemolino della tv, fa davvero riflettere...

"Quello che attrae su internet è la possibilità di un'attrazione sessuale con un maxaggio [sic] esplicito o implicito, e questo crea la proliferazione di tutti questi siti di prostituzione virtuale che possono essere anche autogestiti nel blog personale." (Alessandra Graziottin).
Mi domando quale sia l'indirizzo del blog di questa sessuologa. Immagino che i suoi maxaggi siano davvero molto interessanti...

A parte le battute, vi segnalo una lettera aperta di protesta che potete sottoscrivere.

2008-02-25

nuove identità lavorative

Basta lamentarsi che il lavoro non c'è !
Il mondo è pieno di opportunità. Basta saperle cogliere...

2008-02-24

novità dal medioevo...

La RAI invia lettere per chiedere il pagamento del canone anche a chi possiede un pc o altro strumento "atto o adattabile alla ricezione".

Secondo la norma vigente (un Regio Decreto del 1938, quando c'era soltanto la radio) deve pagare chiunque detenga un "apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni" - e questo significa anche un computer con una scheda tv, o un videofonino.
"Non si capisce con quale criterio il Sat (Servizio abbonamenti televisivi) invii queste lettere - afferma Silvio Pieri, presidente dell'ufficio del Garante del contribuente del Piemonte - ma è sicuro che hanno dei toni decisamente minatori. Si paventano blocchi amministrativi delle auto o pignoramenti senza che la legge lo preveda. Per questo stiamo valutando la possibilità di presentare un esposto in procura per abuso d'ufficio".
[Fonte: Repubblica.it]

C'è solo da augurarsi che la RAI segua velocemente il destino del proprio simbolo (Cavallo morente, di Francesco Messina, 1966)

Nel frattempo però, scartando a malincuore l'ipotesi di circondare il palazzo in viale Mazzini, possiamo firmare tutti la petizione online.

2004

Nel 2004 pensavo di essere ad una svolta...
Ma poi ho girato l'angolo, e c'era subito un muro.

Sto pubblicando, lentamente, i miei post di quell'anno, che avevo pubblicato in un altro blog.
E' un'occasione per fare il punto su quanto ho fatto dopo.

Non molto.
Anzi no, ho assistito (dapprima senza accorgermene) alla disgregazione di tutto quello in cui credevo di credere.

:: il Lavoro ::
Che nel frattempo si è dimostrato senza senso, e refrattario alla ricerca della qualità. Almeno nei contesti (ma sono tanti) che ho frequentato.
Dove viene chiesto esplicitamente l'adeguamento a standard anche palesemente infimi, pur di non creare "perturbazioni" di nessun tipo alla "dirigenza" (spesso intesa più simbolicamente che in senso reale).
Dove si fa di tutto per trovarsi costretti ad agire nelle contingenze e nell'emergenza, bollando come visionario e fuorviante qualsiasi tentativo di riflessione a lungo (o anche solo medio) termine.
Dove ancora si crede che le informazioni non devono circolare per poter mantenere il proprio potere, nell'ottusa convinzione che le persone non abbiano risorse e strumenti per venirle a sapere lo stesso.

:: l'Elearning ::
Che già allora era in un "periodo di crisi", e che adesso viene tenuto in vita artificialmente, quasi esclusivamente da opportunismi di mercato e dall'arretratezza di istituzioni pubbliche che lo stanno ancora "scoprendo".
Che viene ancora affrontato in termini tecnicistici, rincorrendo gli ultimi standard di prodotto senza curarsi della qualità del processo.
Che non serve a molto, se non si vuole tentare di risolvere i problemi della formazione tout court.

:: il Superomismo ::
A cui ho concesso di disconoscere le mie "normali", autentiche emozioni, per fare scelte "di livello" - che poi la realtà ha dimostrato essere le cazzate che erano.
Nel cui nome ho sacrificato il "voglio" al "dovrei volere".

2008-02-23

a senso unico, le Sue vie

Per arrivare velocemente nelle case dei milanesi e dialogare con loro, il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, si affida a YouTube.

Una scelta innovativa e controcorrente, per l'arcivescovo della più grande diocesi italiana, che come ogni anno, in attesa della Pasqua, aveva il problema di raggiungere efficacemente i suoi cinque milioni di fedeli sparsi su un territorio grande circa metà della Lombardia. La scelta di andare su un sito che ha circa 20 milioni di visitatori al mese, Tettamanzi l'ha fatta, sottolineano in Curia, perché "la sua cifra stilistica è proprio quella del dialogo".
Un dialogo fortemente cercato, anche con le parti laiche e non credenti della società milanese, una realtà sempre più secolarizzata. E il cardinale mostra chiaramente in video la volontà di dialogare con i lombardi in toni e con accenti diversi da quelli dell'ambiente sacrale della chiesa.
[Fonte:
Repubblica.it]

Sarà...
E' un fatto però che i commenti ai video sono stati disabilitati.
Posso capirne i motivi. In fondo, anche nei più "semplici" contesti aziendali, ho visto gettare nello sconforto più di una persona la sola ipotesi di aprire un blog:
"E se poi i commenti sono polemici?" "E se scrivono proteste?"

Già, perchè nella rete 2.0 - così come nella vita 1.0 - quello che tutti vogliono è il consenso. Possibilmente, acritico. Magari anche quando si sono progettati servizi senza indagare le necessità degli utenti.

Più che scelta innovativa, mi pare una rincorsa al ritardo maturato in dieci anni. Se questi sono
UGC, lo sono solo in quanto gli "user" sono stati troppo lenti e sospettosi per pubblicare i loro sermoni già a partire dagli anni '90.

Il web 2.0, qui, è inteso solo come piattaforma tecnologica.
E certo non intacca un approccio al "dialogo" che sottindende sempre e comunque la ricezione passiva in una comunicazione unidirezionale.

D'altronde, come stupirsi? Il messaggio arriva davvero dall'Alto...

2008-02-22

radical cheap

Linea 910, direzione piazza Euclide. Lui sale.
Maschio, 45 anni circa, pizzetto brizzolato, occhiali con montatura in plastica e metallo.
l'Unità nella tasca del giacchetto tipo-barbour. In mano, "Guevara. Il pensiero ribelle".
Si mette a sedere davanti a me.

Immerso nella lettura, immerge i suoi indici (a turno) nel naso, cavandone preziose porzioni di senso, che poi appallottola disinvolto.
Si interrompe, turbato. Medita forse sui processi di emancipazione del popolo... Mi guarda. Poi, tossisce. A bocca piena.


"Yes, we can!"
Davvero, Walter? Posso davvero spaccargli la faccia?

sicurezza sul lavoro


Pensate che sia una gag? Chiedetelo all'INAIL

2008-02-21

Che vuol dire 'qualità' nei materiali per l'elearning

La definizione di criteri di "qualità" dei sistemi autodidattici è ancora lontana. E ciò non è senza conseguenze.

Per i committenti, che hanno serie difficoltà a capire se il prezzo è giusto.
Per i produttori, che ci pensano due volte a investire nell'innovazione di metodi, interfacce o multimedialità davanti a un mercato che manca del metro giusto per apprezzarla.
E per l'utente, costretto a visionare una sfilza di pagine cliccando stancamente sul pulsante Avanti di una sequenza tutoriale, lasciandogli come unica alternativa la possibilità di cliccare sul pulsante Indietro, triste ammissione di non aver capito qualcosa in precedenza.

L'articolo integrale è consultabile qui
.

2008-02-20

per un nuovo modello di 'competenza'

"- sapere
- saper fare
- saper far fare
- far saper far fare"
Purtroppo, per il 'fare' non c'era più posto...

cattedrale con pioggia


Sotto tetti spioventi
ferventi credenti
ristanno aderenti
a serrati battenti.

[per Frankino]

i piccioni di Skinner e l'uomo della strada

Cosa ci distingue dai piccioni?
Una prima differenza salta subito agli occhi: tranne deprecabili eccezioni, gli uomini non usano i monumenti cittadini come propri servizi sanitari.
Sotto altri aspetti, le differenze sembrano essere invece più sfumate - almeno a giudicare dalle teorie sull'apprendimento, sviluppate in gran parte a partire da questi "soggetti" e poi applicate (più o meno acriticamente) ai casi umani.

Vorrei essere chiaro: non mi sento un avversario del comportamentismo.
Teoria ammirevole: rigorosa e realmente scientifica (ossia falsificabile), tutt'ora riferimento obbligato per tutti i testi che si occupino di apprendimento.
Inoltre, entro precisi ambiti di applicazione, essa ha fornito alcune tra le poche "leggi" che la ricerca psicologica sia mai stata in grado di formulare.
Fenomeni come l'addomesticamento, l'addestramento, la cura delle fobie e dei comportamenti ossessivi, possono essere affrontati efficacemente con il ricorso esclusivo a questi principi.

Ma da qui a pensare di poter applicare quegli stessi principi all'uomo-in-formazione, ce ne corre. Già con i topi le cose si fanno infatti più complesse, come già i primi "eretici del comportamentismo" (Tolman) hanno indicato chiaramente.

Insomma, pare che lungo la scala evolutiva si debba fare presto i conti con qualcosa di più complesso di semplici "associazioni stimolo-risposta", e parlare piuttosto di rappresentazioni mentali, di modelli interni... E che gli effetti dell'apprendimento vadano cercati proprio nella direzione di una modifica o integrazione di questi modelli, non tanto del solo comportamento osservabile.

...a me poi, il miglio davvero non piace.

2008-02-19

contrordine, compagni


Qualcuno, tempo fa, deve aver fatto presente all'Allianz quante tastate di rassicurazione causassero i loro spot.
Because change happenz. E naturalmente, in peggio.

E così - oplà ! Ecco il Sole, per dare un senso di speranza e tranquillità.

Così malaccorti prima, quanto bravi adesso - quelli del marketing...

coordinamento flessibile

"Quando avete un problema,
o trovate una soluzione da condividere...
Insomma, ogni volta che ne avete bisogno - fate una riunione!
Purtroppo non ne avrete il tempo..."
E ride.

un tanto al chilo

E' piuttosto comune concludere un percorso di formazione a distanza sottoponendo all'utente una serie di prove ed esercizi per valutare il livello di apprendimento conseguito.

In queste prove vengono confrontate le risposte date con quelle impostate come "corrette", e viene assegnato un punteggio - talvolta usando anche raffinati sistemi di ponderazione.
Punteggio che, a seconda delle regole di sequencing and navigation scelte per la succesione dei Learning Object, può anche determinare quali attività didattiche verranno successivamente proposte all'utente.

E' piuttosto comune utilizzare un valore di "soglia" per il superamento di queste prove, corrispondente in genere al 70% di risposte corrette rispetto al totale.

E' molto meno comune, invece, soffermarsi ad analizzare il restante 30% delle risposte date. Quelle "sbagliate".
P
er come è impostata l'attività di valutazione infatti, queste risposte vengono cestinate immediatamente dopo la verifica della loro "non rispondenza alla risposta attesa".

E' facile constatare come questo atteggiamento verso l'errore rappresenti un retaggio culturale dei sistemi educativi tradizionali. D'altronde, il modello scolastico rappresenta ancora il principale riferimento per l'impostazione delle attività formative - a distanza ancor più che in presenza.
Purtroppo.

Ma questo tipo di valutazione mi ha un po' stancato.
Mi sembra più indicata a stabilire chi "la sa più lunga" piuttosto che a indagare un apprendimento siginificativo. Sappiamo bene che il "sapere" non porta automaticamente al "saper fare" (qualunque cosa significhino questi due abusati termini...)

Davvero le risposte sbagliate non dicono niente su cosa sta succedendo nella mente dell'utente? Davvero non sono informazioni importanti?

La formazione non dovrebbe essere come una puntata di "Chi vuol esser milionario". O no?

2008-02-18

Servizi per l'Impiego

I Servizi per l'Impiego sono cambiati.
Una volta infatti si chiamavano Uffici di collocamento.
Burocrazia e Comunicazione invece, oggi come allora, fanno a cazzotti.

[da: Ad Ovest di Paperino, 1981]

2008-02-17

mnemotecniche

LEPTOTENE, ZIGOTENE, PACHITENE, DIPLOTENE, DIACINESI.
Un leprotto, che saltellando a zigzag, si ferma davanti ad un pacco, che contiene un diploma della DIA.

Le fasi della prima divisione meiotica!
A dire il vero non ricordo più in cosa consistano queste fasi, e non ero certo si trattasse di meiosi o mitosi (ho dovuto cercare su Google), ma i nomi li ricordo ancora perfettamente.

Stavo preparando Biologia Generale, e complice l'ansia del primo esame universitario, quelle fasi non mi entravano proprio in testa. Così provai ad associare questi termini ad una sequenza di immagini assurde. Succedeva 15 anni fa.

Oltre al primo 30 sul libretto universitario, questo episodio testimonia che:

1. il metodo dei loci è uno degli strumenti più antichi e potenti che l'uomo abbia creato per aiutarsi a conservare le proprie conoscenze (l'altro è il libro, naturalmente).

2. ciò che ha reso quelle immagini così persistenti era il loro elevato "valore informativo", proprio il fatto cioè di essere assurde. Nella formazione (ma non solo), non sempre le cose devono avere un senso per essere sensate.
E questo spiega almeno in parte alcune delle contraddizioni (e dell'aleatorietà) di questo settore.

3. la memoria non c'entra niente con l'apprendimento.
Infatti ricordo il nome delle fasi della meiosi, ma non so cosa farmene di questo ricordo (se non scriverci un post!)

4. ciò che "si impara" sembra avere più a che fare con un modello, una "rete" di immagini e significati - spesso espressi in forma di "procedure".

A margine della progettazione didattica per la formazione (e ancor più per l'elearning, direi) non guasterebbe quindi una maggiore considerazione delle modalità di elaborazione delle informazioni: Paivio e Novack su tutti.

Un giorno magari racconterò come ho memorizzato il "ciclo di Kolb" ;-)

vecchia babbiona

La nostra costituzione compie 60 anni.
Ma, di 'sti fondamenti della repubblica italiana: ne vogliamo riparlare?

2008-02-16

è una cosa indegna !

L'assessore alla viabilità di Biella, Ivano Munarin, ha fatto preparare e affiggere (di tasca propria) dei cartelli per scoraggiare l'abuso infame dei parcheggi riservati ai disabili.

Uno recita: "se fai l'amore come parcheggi, non lamentarti se sei un cornuto". L'altro lo vedete a fianco.

Il sindaco, Marco Astrua, è invece di diverso parere. Un parere molto "politically-correct", e molto, molto italian style...

«Al di là delle possibili buone intenzioni iniziali, l’effetto è stato quello sbagliato. Non si può insultare nessuno. [...] Anche a chi, sbagliando, mette sistematicamente l’automobile dove non deve, nessuno può dare del cornuto. Ecco perché chiedo scusa a tutti i residenti».
[Fonte: Eco di Biella]
Quant'è maleducato, signor Munarin !
E sciocco: lei non ha proprio capito in che Paese vive. Altrimenti non rilascerebbe simili dichiarazioni:
«Fare multe è diventato impopolare in questo paese, per cui anche chi passa con il rosso è poi convinto di aver ragione e fa ricorsi e contro-ricorsi».
I cartelli sono stati prontamente rimossi, per fortuna. Ma pare abbiano sortito ugualmente il nefasto effetto: per ora i soliti noti non hanno posteggiato dove non dovevano. Si vergogni !

lo spazio della formazione


Quale è il core business di una azienda? Certamente, non la formazione.

Parafrasando Oscar Wilde, potremmo dire che “la formazione è qualcosa che avviene (...per non dire che càpita) mentre stiamo facendo qualcos’altro”. E per quanto paradossale, ciò è vero anche per una società di
formazione.solito infatti la fa ad altr


In realtà, fare formazione si presenta sempre come un costo, soprattutto considerando che i ritorni dell’attività formativa sono aleatori, di difficile misurazione.
I benefici della formazione sono spesso indicati in termini “psicologistici”, non operativi e non quantificabili:
  • la soddisfazione dei partecipanti rispetto ai servizi utilizzati,
  • il gradimento dell'esperienza...
Anche l'apprendimento, se misurato come avviene di norma, è un indicatore che ha poco senso.

Di qui, comunque, una serie di difficoltà della formazione:
  • è la prima attività che si taglia quando le cose vanno male;
  • viene vista come una attività esoterica, in cui non si sa bene cosa facciano le persone coinvolte
  • viene gestita male, con disattenzione e da persone che fanno parte di tale funzione talvolta per "castigo", essendo state cacciate dagli altri settori produttivi della azienda. D'altronde, come si dice: chi sa, fa - chi non sa, insegna...
Ma allora, perché fare formazione?
La risposta ufficiale è fin troppo ribattuta: nella complessità della situazione attuale del mercato, nella società dell’informazione il vero patrimonio di un'azienda sono le conoscenze e le risorse umane, che tali conoscenze posseggono e… [bla bla bla]

Chi ha anche solo una piccola esperienza di prima mano in contesti aziendali, sa che tali dichiarazioni di intenti restano spesso vuote parole, e che le persone vengono spesso gestite con un approccio che non indica "rispetto verso un patrimonio di conoscenza" - quanto semmai "sorveglianza di risorse incapaci di autogestirsi".

Come poi, da una quotidianità lavorativa ispirata al controllo e al comando possano poi crearsi le condizioni per la formazione (che si sostiene debba essere flessibile e responsabile) e lo sviluppo della capacità di management (anche di se stessi) è per me un mistero sempre più fitto...

Posto che gli utenti finali, spesso, in formazione ci "càpitano" o ci "vengono spinti",
perché un utente dovrebbe rivolgersi alla formazione?

Ma per risolvere dei problemi, ovviamente!
La conseguenza, un po' meno ovvia invece, è che chi fruisce di un corso non cerca informazioni (o almeno non solo) ma risposte.

cose che non ti dirò mai /2




l'unica cosa che avrei voluto fare è baciarti

stringerti tra le mie braccia
coccolarti

e dirti che
ho sentito l'eco dei pianti dietro i tuoi sorrisi
ho visto la voglia di essere amata in ogni tuo gesto
ho benedetto il cielo per l'abbraccio che mi hai chiesto

baciarti. niente di più
baciarti. troppo.

non ho mosso una mano
ho finto di guardare il film, pensando
a come avvicinarmi a te
a non farlo
a chiedermi perchè non lo facevo
a cosa mi sarebbe costato di più - il rimorso o il rimpianto

è finita come sapevo,
come era giusto che finisse
come doveva finire

ho ucciso i miei desideri
li ho barattati per un rimpianto in più
per finire questa notte
scrivendo di te

2008-02-14

quante cose sai ?

- Papà, c'è mai stato nessuno che ha misurato quanto sapeva?
- Oh, si, spesso. Ma certo non so quale fosse il significato dei risultati. Lo fanno mediante esami e prove e quiz, ma è come cercare di sapere quanto è grande un pezzo di carta gettandogli contro dei sassi.

- Cioè, come?
- Se tu getti dei sassi a due pezzi di carta dalla stessa distanza, e vedi che uno dei due è colpito più spesso dell'altro, allora probabilmente quello che colpisci di più è più grande dell'altro. Allo stesso modo, in un esame tu getti un sacco di domande agli studenti, e se vedi che colpisci più conoscenze in uno studente che negli altri, allora pensi che quello ne sappia di più. Questa è l'idea.

- Ma in questo modo si potrebbe misurare una pezzo di carta?
- Certo che si potrebbe. Anzi, si misurano moltissime cose in questo modo.

- Ma allora... perché non dovremmo misurare il sapere in quel modo?
- Come? Coi quiz? No... per l'amor di Dio. Il punto è che quel metodo di misura non risponde alla tua domanda - che ci sono diversi generi di sapere, e che c'è il sapere sul sapere. E poi si dovrebbero dare voti più alti allo studente che sa rispondere alle domande più generali? O forse ci dovrebbero essere tipi diversi di voti per diversi tipi di domande...

- Beh, d'accordo, facciamo così e poi sommiamo tutti i voti, e poi...
- No... non si potrebbero sommare insieme. Potremmo forse moltiplicare o dividere un tipo di voto per un altro, ma non potremmo sommarli.

- E perché?
- Perché? Perché le idee si possono combinare, ma non sommare: ecco tutto. Se le idee sono numeri e vuoi combinarne due tipi diversi, la cosa da fare è moltiplicarli l'uno per l'altro. Allora hai un nuovo tipo di idea, un nuovo tipo di quantità.

- Una volta ho cercato di fare un esperimento: volevo vedere se riuscivo a pensare a due pensieri contemporaneamente. Allora cercai di pensare: "è estate" e pensai anche "è inverno". E cercai di pensare alle due cose contemporaneamente, ma mi accorsi che non stavo pensando due pensieri. Pensavo ad un solo pensiero a proposito di pensarne due.

- Certo, è proprio così! Non si possono mescolare i pensieri, si possono solo combinare. E alla fine ciò significa che non li si può contare. Perché contare è proprio aggiungere semplicemente una cosa all'altra.

- Allora veramente abbiamo un solo grande pensiero che ha tanti rami... tanti e tanti rami?
- Si, penso si di. Comunque penso che sia un modo più chiaro per dirlo, più chiaro che parlare di "pezzi di sapere" e cercare di contarli.


[G. Bateson, Verso un'ecologia della mente, ADELPHI]

2008-02-13

contro gli sprechi

"Ogni riunione costa!
Quindi deve essere produttiva."
E infatti, chi parla si è presentato con 45 minuti di ritardo...

2008-02-12

conoscenza e condivisione /2

Ancora un contributo video su questo tema, a contraltare del precedente.

Illuminante su una delle ragioni del fallimento di tante iniziative di KM: non è la condivisione in sè che importa, quanto il valore di ciò che si condivide.

2008-02-11

infinite, le Sue vie

Era il 2002, e mentre descrivevo una ipotetica MAD (Messa a Distanza) con un prete che dipensava assoluzioni in audioconferenza (magari leggendo nel frattempo un giornale), abbiamo tutti riso a questa idea folle.

Invece la cosa era seria.
Proprio in quell'anno il Vaticano pubblica “La chiesa e Internet”. Non lo sapevo, ma proprio in quel periodo la Chiesa si interessava seriamente alle nuove tecnologie applicate alla comunicazione ecumenica. Di massa.

Intendiamoci: la Comunicazione è sempre stata considerata essenziale dalla Chiesa. Anzi, il Marketing in fondo l'ha proprio inventato questa istituzione, a partire dalla predicazione degli apostoli.
Al più, al cambiare dei tempi mutano le modalità e nascono nuove soluzioni. Tramontati i tempi dell' "impelle intrare" (Sant'Agostino), ci si orienta adesso verso persuasione e creazione del consenso.

E cosa meglio di internet, e del web 2.0 per far ciò? Da qui l’invito rivolto dal cardinale Ruini all’Unione Superiori Maggiori d’Italia (USMI): «Suore, navigate su Internet e scrivete sui blog»

No, nessuna rivoluzione ...copernicana (sarebbe il colmo).
L'immagine di un prete alle prese con mouse ed editor uisi-uigghi può apparire pittoresca, ma non è in contraddizione con l'approccio ecumenico tradizionale alla comunicazione.
In fondo, tra un post e i suoi commenti c'è una bella differenza strutturale.

La dottrina non vuole "discutere" con i fedeli, ma "convincerli" ad accettare quelli che sono i suoi dogmi - per definizione elementi non discutibili. Io mi ricordo ancora i ceffoni presi al catechismo. Adesso, al più, si scateneranno dei flame. Mores temporis.

Ma questo è un equivoco che trae molti in inganno: non basta un blog per fare una comunità ! Su questo, magari un giorno dirò altro.
Però aiuta, e adesso i fedeli (magari, internet-addicted) hanno un nuovo servizio: GodTube. Broadcast Him !

conoscenza e condivisione

Quante cose da imparare, in una vita...
E quante ne ha imparate IBM, da quando il suo presidente Thomas Watson dichiarò (nel 1943) che nel mondo intero poteva esserci un mercato per cinque computer al massimo.

Segnalo questo passaggio del video, davvero molto bello:
"Collecting Data is only the first step to Wisdom, but Sharing Data is the first step to Community"

go phishing, my boy /2

Pensavo di essere stato troppo severo con il precedente post.
"In fondo, 5 anni per le ICT e Internet sono tanti...", pensavo.
E invece...

[Repubblica, Venerdì 08/02/2008]
Pensate al laser. [...] E' passato quasi un secolo dall'intuizione di Einstein e - trascurando le innumerevoli applicazioni del laser nell'industria, nelle telecomunicazioni, nella medicina - non c'è CD o DVD che non contenga un laser.
Non sapevo li facessero così sottili, i laser...
Quasi quasi, scrivo all'autore (Marco Cattaneo) di inviarmi le sue coordinate bancarie per modificare i sistemi di sicurezza del suo conto corrente.

2008-02-10

go phishing, my boy

"Spesso in coda alle classifiche occidentali per uso di Internet e pc, ora l'Italia scopre di avere un primato notevole, anche se poco invidiabile: la nostra lingua è quella più usata, ovviamente dopo l'inglese, per le truffe online."
[Fonte: Repubblica.it]

Sarà mica perchè siamo un popolo informaticamente con l'anello al naso?

D'altronde, soltanto nel 2003 il Messaggero titolava in prima pagina "Attenti, il computer può spiarvi anche se spento" (edizione del 21/01/03). E Roberto Brunelli, ne l'Unità del giorno dopo, scriveva un articolo di somma incompetenza come questo.
E qualcuno li avrà anche letti con preoccupazione.

Per chi non la ricordasse, la storia narra del povero (ma direi piuttosto "poveretto") conduttore radiofonico Fabio Visca, vittima di uno "spione" informatico. Il presunto hacker si sarebbe introdotto all'interno del computer di Visca e lo avrebbe spiato per mesi tramite una webcam e un microfono, venendo a conoscenza di particolari della sua vita privata.
A computer spento.

Come stupirsi allora se poi qualcuno in Italia si sente in dovere di rispondere, inviando i propri dati bancari, a un messaggio come questo?

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le due cose

In un pub, complice forse la leggerezza del weekend (...o più probabilmente quella dell'alcol), si possono fare conoscenze interessanti.

Qualche tempo fa ho conosciuto un irlandese. Mentre giocavamo a biliardo, mi ha chiesto che lavoro facevo.
Generalmente non dico volentieri che sono uno psicologo (non mi va mi si chieda di interpretare sogni o idioscincrasie assortite) e che mi occupo di formazione. Ma quella sera ero appunto piuttosto ...leggero.
Così glielo dico.

A quel punto, lui - un ingegnere - ha smesso di puntare le gialle e mi ha chiesto: "e quali sono le Due Cose sulla formazione?"

- "...sorry?"
Le 'Due Cose'. Per ogni argomento, ci sono veramente solo due cose che devi sapere. Tutto il resto ne è una conseguenza, un'applicazione.
O non sono importanti.
Ad esempio, le 'Due Cose' sulla Box sono:
1. colpisci. 2. non farti colpire.

Interessante... e un po' straniante. Ma ho provato lo stesso a dirgli le mie 'Due Cose' sulla Formazione.
1. le persone imparano continuamente - soprattutto fuori dall'aula.
2. dopo il corso, si ricorderanno solo due cose. E non sono quelle che ritenevi importanti sul tuo programma.

2008-02-09

Non che ci fossero dubbi...

video
Ma è sempre meglio ricordarsi certe cose.
Soprattutto quando ci chiederanno di scendere in piazza per protestare.

[da "Shooting Silvio" (2007) di Berardo Carboni]

2008-02-08

Partecip@zione: il ruolo delle ICT a supporto dei processi decisionali inclusivi

Quando parliamo di processi decisionali inclusivi indichiamo una serie di informazioni che devono circolare all’interno di gruppi e tra gruppi; una molteplicità di punti di vista culturali e valoriali da confrontare ed integrare; una serie di competenze ed esperienze da sfruttare per trovare soluzioni condivise a problemi collettivi.

Tradizionalmente, tuttavia, le perplessità riguardo la partecipazione attiva e diretta dei cittadini alla “cosa pubblica” vertono su questi temi:

- non c'è il tempo per occuparsi di questioni politiche;
-
non si hanno gli spazi adeguati per partecipare concretamente alle attività della comunità;
- non si possiedono né le informazioni né le competenze necessarie per affrontare problemi complessi;
- non si riesce a superare i propri interessi particolari e a cogliere il senso dell’interesse generale.

Attraverso le ICT è possibile abbattere molte barriere spazio-temporali, consentendo un scambio di informazioni tra i partecipanti caratterizzato da velocità (tempi ridotti dalla preparazione del messaggio alla sua ricezione), economicità (il costo unitario per atto comunicativo rimane pressoché invariato indipendentemente dai numero dei destinatari) ed ubiquità (l’informazione è raggiungibile ovunque ci si trovi).

L'articolo integrale è consultabile
qui.

2008-02-04

offerta didattica

"La nostra offerta formativa è come una vetrina.
I singoli pezzi devono essere bellini...

E non vi fate dire che non funziona nulla!
Abbiamo un quadro di riferimento complessivo,
abbiamo degli standard, dei contenuti, dei modelli..."
Mancano solo i capri espiatori.

mi sento e non mi sento...



Non avrò per caso -
la FEBBRA ???

2008-02-03

il principio di S. Paolo

Mentre si reca a Damasco per perseguitare i seguaci di Gesù, Paolo viene avvolto da una luce folgorante che lo abbaglia e lo fa cadere da cavallo. A terra, udite le parole del Signore, Paolo si converte al cristianesimo - ha finalmente compreso la verità...

Senza giungere alla blasfemia (come quel mio amico che ìmputa alla caduta da cavallo il sentire delle voci...), la faccenda della conversione di S. Paolo ci ricorda una verità sull'apprendimento, non sempre tenuta in giusta considerazione.

Si apprende sempre con dolore.
Certo, nel lavoro da formatori abbiamo sperimentato quotidianamente la cosiddetta resistenza al cambiamento, e conosciamo la teoria di J. Piaget sulla dinamica tra assimilazione (incorporazione di un nuovo stimolo all'interno di schemi mentali preesistenti) e accomodamento (adeguamento degli schemi mentali per tener conto di stimoli non assimilabili).

Eppure, al momento di stendere un progetto di formazione, spesso non viene posta chiaramente la domanda fondamentale: quale è il ROI dei discenti? Che gliene viene?

Perchè gli utenti dovrebbero seguire quel corso e mettersi in gioco, abbandonare antiche e rassicuranti consuetudini? ...posto che il corso richieda davvero il mettersi in gioco, e non piuttosto il mettersi in paziente attesa della sua conclusione.
Forse per migliorare la propria efficacia nel lavoro? Per il loro bene? Per adeguarsi alle nuove risoluzioni aziendali?

In termini più consueti, è il tradizionale problema della gestione della motivazione.
Ma affrontare la questione col "principio di S. Paolo" mi ha sempre fatto vedere le cose con più chiarezza - come ad esempio, che elementi quali un docente "istrionico", un approccio "attivo", o (nel caso dell'elearning) dei corsi dalla grafica accattivante non sono la soluzione al problema. Al massimo, un coadiuvante... ma con le solite avvertenze e controindicazioni.

Si devono affrontare i motivi che hanno portato gruppi di adulti davanti ad un docente (reale o virtuale), e porsi il problema reale dell'efficacia dell'intervento formativo, su quali aspetti (oltre a quelli economici) delle pratiche lavorative deve andare ad incidere. E lasciar decidere ai partecipanti il grado in cui coinvolgersi in questa attività.

Molti tasselli vanno allora a posto quasi automaticamente: e si possono fare interventi formativi eccellenti con docenti un po' noiosi ma utili, e buoni corsi anche con semplici slide messe on line...

Sapere è un piacere?
Non scherziamo: apprendere, e far apprendere, intenzionalmente è una gran rottura (...anche di schemi!). E in ogni caso, bisogna fornire una giusta ricompensa per gli sforzi che chiediamo ai partecipanti.

2008-02-01

a tempo determinato

Scienziati britannici sono pronti a trasformare midollo spinale femminile in sperma, tagliando fuori i maschi dal processo di creazione della vita umana.

Il professor Karim Navernia, che afferma di essere già riuscito a ricavare sperma dal midollo femminile in esperimenti fatti sui topi, è convinto che uno sperma umano prodotto dal midollo spinale di una donna potrebbe essere prodotto nel giro di due anni, anche se ce ne vorrebbero altri tre per uno sperma effettivamente capace di fecondare una donna.
[da Repubblica.it]

...tocca che mi do da fare. Donne, c'è n'è per poco! Fatevi avanti.
Vi prego...

ignavi, ladri, o vittime ?


Invece dell'alternativa del piffero del sor Berlusconi, a questa domanda non riesco proprio a dare risposta: chi dei tre ha ragione?

...e intanto continua a piovere.

[Il film, bellissimo, è "Risate di Gioia", 1960]